DESCRIZIONE DELLA CHIESA DI SANTA CATERINA A CASALE MONFERRATO

La chiesa detta di Santa Caterina a Casale Monferrato è uno dei più importanti esempi di architettura barocca della città, oggi al centro di un articolato progetto di restauro e valorizzazione. Il complesso religioso è composto da due ambienti distinti:

  • un’aula interna, riservata alle religiose e collegata al convento (oggi Palazzo Trevisio), nota come Coro delle Monache;
  • un’aula esterna aperta al pubblico, con affaccio su Piazza Castello.

LA FACCIATA

La facciata presenta l’aspetto attuale anche grazie a un intervento documentato nel 1761, probabilmente legato al completamento del prospetto o a lavori di riparazione successivi all’assedio del 1745 e ai bombardamenti del 1746.

Il prospetto si sviluppa su un alto basamento ed è scandito da lesene, capitelli e fregi disposti su più livelli, secondo una composizione ordinata ed equilibrata. La parte superiore culmina in un timpano curvo, arricchito da pinnacoli a fiamma che ne accentuano lo slancio verticale.

Al centro, una fiaccola sormontata da una croce lobata in ferro — simile a quella della cupola — crea un collegamento visivo diretto con la lanterna, rafforzando l’unità architettonica dell’insieme.

Anche l’edificio che si affaccia sul sagrato contribuisce a questa prospettiva, accompagnando e valorizzando lo sviluppo verticale della facciata.

LA CHIESA ESTERNA

L’impianto architettonico della chiesa esterna caratterizzato da una doppia cupola ellittica, si inserisce nel vivace panorama dell’architettura barocca piemontese della prima metà del Settecento, in dialogo con le esperienze di architetti come Francesco Gallo e Filippo Juvarra.

L’aula presenta una struttura centralizzata, alla quale si innesta il presbiterio con pianta cruciforme. Dalla base ellittica si sviluppa un sistema architettonico di impianto classico: quattro grandi piloni sostengono archi raccordati da pennacchi sferici, sui quali si imposta il tamburo, illuminato da otto ampie finestre.

Al di sopra si eleva la cupola maggiore, suddivisa in otto spicchi che si restringono progressivamente verso l’alto. La composizione culmina in una lanterna slanciata, sormontata da una cupola minore, che accentua la verticalità e l’armonia dell’intero spazio.

I QUATTRO PENNACCHI: LE VIRTÙ CARDINALI

I quattro pennacchi raffigurano le virtù cardinali — Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza — e sono verosimilmente attribuibili alla stessa mano che ha realizzato le decorazioni della cupola.

Prudenza

A sinistra dell’ingresso è raffigurata la Prudenza: una figura femminile si specchia, simbolo di conoscenza e consapevolezza. Attorno a lei tre putti: uno regge un teschio, richiamo alla caducità della vita; un altro osserva un cervo; il terzo afferra un serpente, simbolo di dominio sull’inganno.

Giustizia

A sinistra del presbiterio si trova la Giustizia, rappresentata come una regina coronata. Nella mano destra tiene una spada, mentre con la sinistra indica il cielo; sotto il piede schiaccia un serpente. Tre putti la accompagnano: uno le porge lo scettro, un altro controlla un cane, simbolo di vigilanza, e un terzo indica una bilancia posta su un globo celeste.

Fortezza

A destra del presbiterio è raffigurata la Fortezza. La figura femminile indica il cielo con il braccio destro, mentre con il sinistro si appoggia a una colonna e regge un ramo di quercia, simbolo di forza. I putti circostanti sostengono una colonna, una mazza e dominano un leone, emblema di coraggio.

Temperanza

Guardando verso l’ingresso, a sinistra si trova la Temperanza. La figura, vestita di rosso e azzurro, tiene una palma e solleva le redini con il morso, simbolo di controllo. Ai suoi piedi, un putto trattiene un unicorno, mentre altri due versano acqua da una brocca all’altra, gesto che richiama equilibrio e misura.

Le virtù rappresentate nei pennacchi trovano un collegamento iconografico con le scene del primo ordine, attribuite al pittore Giancarlo Aliberti: la Regina Ester con il Re Assuero, associata alla Giustizia, e Giuditta che decapita Oloferne, legata alla Fortezza.

IL TAMBURO

Il tamburo è riccamente decorato con dorature e coppie di paraste a finto marmo, che incorniciano otto finestre polilobate. Tra una finestra e l’altra si alternano coppie di putti, le cui raffigurazioni sono generalmente interpretate come un racconto simbolico legato alla figura di San Pio V.

Procedendo in senso orario a partire dall’altare laterale sinistro (Angelo Custode), i putti presentano diversi attributi iconografici:

  • la tiara papale e una corona deposta a terra, simboli del potere spirituale e dei regni europei che Pio V contribuì a unire nella battaglia di Lepanto;
  • il cappello cardinalizio di San Domenico, riferimento all’ordine domenicano a cui il pontefice apparteneva;
  • il giglio, simbolo di santità;
  • la spada, che richiama l’impegno nella difesa della cristianità;
  • la Madonna con Bambino, allusione alla devozione del Rosario, strettamente legata alla vittoria di Lepanto;
  • infine, due putti reggono crocifissi, uno dei quali con impugnatura simile a un calcio di archibugio, elemento che rafforza il riferimento al contesto militare.

Nel loro insieme, queste immagini costruiscono un percorso simbolico che celebra la figura di San Pio V e il suo ruolo storico e religioso.

CUPOLA E LANTERNA

La cupola riprende e sviluppa il ritmo architettonico del tamburo. Le paraste si trasformano in eleganti costoloni decorati con finti cassettoni dorati, rosoni e motivi ornamentali che accompagnano lo sguardo verso l’alto, fino alla lanterna.

Nella fascia inferiore, ogni vela è arricchita da finte architetture in prospettiva: frontoni sormontati da conchiglie rovesciate e vasi di fiori, affiancati da putti. Alla base si alternano balconate curvilinee, alle quali si affacciano angeli musicanti con arpe e violini, intenti a cantare su libri di musica aperti, e pannelli decorativi monocromi su fondo violetto.

Questi ultimi raffigurano, in sequenza, alcune figure femminili della tradizione cristiana, ciascuna collegata alle virtù cardinali dei pennacchi:

  • Santa Caterina d’Alessandria, con palma del martirio e ruota dentata (Giustizia)
  • Santa Rosa da Lima, con il Bambino Gesù e la rosa (Fortezza)
  • Santa Caterina da Siena, nella scena delle nozze mistiche (Temperanza)
  • Beata Margherita di Savoia, con le tre frecce (Prudenza)

La lanterna ottagonale riprende il motivo delle paraste alternate alle aperture già presente nel tamburo, creando continuità architettonica. Nella cupolina è raffigurato Dio Padre tra gli angeli, a coronamento dell’intero impianto decorativo.

LE CAPPELLE LATERALI

Le cappelle laterali presentano una composizione simmetrica, arricchita da decorazioni pittoriche e simboliche di grande interesse.

Cappella sinistra – Angelo Custode

Sopra l’altare in marmo policromo è collocata la tela dell’Angelo Custode, inserita in una cornice marmorea. Ai lati, due nicchie dipinte, scandite da paraste, ospitano i santi Pietro e Paolo.

Nella volta, appoggiate a finte balaustre, sono raffigurate le tre virtù teologali:

  • Speranza, rappresentata da una donna con l’ancora
  • Carità, raffigurata come una madre che allatta
  • Fede, al centro, con la croce

Cappella destra – San Girolamo Emiliani

Speculare alla precedente, la cappella destra conserva sopra l’altare la tela di San Girolamo Emiliani, raffigurato mentre accoglie e assiste fanciulli poveri. Nelle nicchie laterali compaiono i santi Evasio e Antonino.

La volta è decorata con le personificazioni dei tre voti religiosi:

  • Castità, una giovane donna vestita di bianco con setaccio e frustino, accompagnata dal cartiglio “Castigo corpus meus”
  • Povertà, rappresentata da una figura con abiti semplici e laceri
  • Obbedienza, al centro, con il giogo e il crocifisso, affiancata da un putto con il cartiglio “Suave”

Decorazioni

Gli archi di entrambe le cappelle sono ornati da ghirlande e fregi. Putti decorativi animano lo spazio, scostando tendoni rossi drappeggiati che incorniciano le finestre, contribuendo all’effetto scenografico dell’insieme.

IL PRESBITERIO

Il presbiterio è coperto da un’ampia cupola riccamente decorata, con finte architetture nello sfondato, nei sottarchi e nelle lunette, arricchite da oculi illusionistici e figure allegoriche.

Al centro domina la scena dell’Assunzione della Vergine, circondata da angeli e arcangeli, che amplia visivamente lo spazio e ne accentua la verticalità. Nei pennacchi della cupola sono raffigurati i quattro Evangelisti — Giovanni, Matteo, Luca e Marco — disposti attorno all’altare.

Le lunette laterali presentano finte volte cassettonate che si aprono sul cielo attraverso oculi, mentre sopra le finestre decorazioni marmoree illusionistiche ospitano coppie di putti affacciati. Ai lati del presbiterio compaiono i quattro Profeti: Salomone e Davide (con la cetra) a sinistra, Mosè e Aronne a destra.

La lunetta sopra l’altare maggiore riprende lo stesso impianto decorativo, con al centro le figure di San Gioacchino e Sant’Anna.

Le pareti sono articolate su due livelli:

  • l’ordine inferiore è decorato con finte porte lignee incorniciate da stucchi;
  • l’ordine superiore cela i matronei, visibili attraverso quattro grate.

Il pavimento è composto da elementi marmorei ottagonali, alternati a inserti bicromi in nero e rosso dorato. Al centro si trova la lapide del vescovo domenicano Pietro Gerolamo Caravadossi (1677–1746), con stemma in marmi policromi e iscrizione latina “Vivens posuit anno 1734”.

L’altare maggiore è realizzato in marmi policromi, con un paliotto in stucchi colorati decorato al centro da una corona con due palme intrecciate, simbolo della vittoria della fede. Tra le colonne si colloca il gruppo scultoreo dell’Incoronazione della Vergine, tradizionalmente attribuito a Giovanni Battista Bernero, scultore attivo alla corte dei Savoia. Sopra il capo della Madonna compare il tetragramma ebraico YHWH, elemento di particolare valore simbolico.

Ai lati sono raffigurati i santi Giuseppe e Giovanni, inseriti in finte nicchie che riprendono lo stile decorativo delle cappelle laterali, creando continuità visiva nell’intero spazio liturgico.

Nel presbiterio si trova un organo realizzato da Liborio Grisanti, proveniente dalla chiesa di San Giuseppe di Casale Monferrato. Si tratta dello strumento più antico conservato in città e del più antico oggi conosciuto di questo autore. Costruito nel 1740 per l’Arciconfraternita dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, fu inizialmente rifiutato e successivamente acquisito dalla chiesa di San Giuseppe nel 1744. Dopo l’ultimo restauro, avvenuto nel 2002, è stato trasferito nella chiesa di Santa Caterina, dove è tuttora conservato.

LA BUSSOLA D’INGRESSO

Volgendo lo sguardo verso l’ingresso, si osserva la bussola in legno intagliato, elemento di grande valore decorativo della chiesa di Santa Caterina a Casale Monferrato. Sulla sommità è raffigurato lo stemma araldico dell’Ordine domenicano: uno scudo mantellato con il “cane del Signore”, che regge una fiaccola e posa la zampa sul Vangelo.

Sulla porta, sul lato destro, è incisa la data 1849, verosimilmente riferita alla realizzazione o alla posa della bussola. Al di sopra si trova una cantoria con balconata in muratura dipinta, che simula una balaustra con colonne in marmo, contribuendo all’effetto scenografico dell’ingresso.

Il cane domenicano

Il simbolo del cane con la fiaccola in bocca, emblema dell’Ordine domenicano, ricorre più volte all’interno della chiesa. Questo elemento iconografico, noto come Domini canis (“cane del Signore”), richiama la missione dei domenicani di diffondere e difendere la fede, portando la luce della verità.

LA CHIESA INTERNA

La chiesa interna, detta anche ‘Coro’ è il luogo di preghiera e di capitolo delle monache. L’apparato decorativo, sobrio e austero, riflette la dimensione della clausura, pur mantenendo coerenza con il linguaggio ornamentale della chiesa esterna, attraverso nervature e lesene in finto marmo.

L’impianto è costituito da un’aula rettangolare che si apre su un ampio emiciclo.

Lungo il perimetro si sviluppa un imponente coro ligneo, datato 1760, caratterizzato da stalli finemente intagliati con sedili ribaltabili e snelle colonnine dal fusto liscio e capitelli corinzi. Gli schienali presentano formelle in radica dal profilo leggermente mosso.

La qualità della lavorazione e la somiglianza con il coro della chiesa di San Domenico fanno ipotizzare la mano dello stesso intagliatore: il padre converso veneziano Giovanni Battista Gasparini, attivo in ambito domenicano.

La volta, suddivisa in tre campate e chiusa ad ombrello, conserva ancora elementi decorativi leggibili nonostante il degrado: le litanie mariane, la Colomba dello Spirito Santo e i simboli dell’Ordine domenicano.

Al centro dell’emiciclo è stata probabilmente inserita in epoca successiva una cantoria con balconata lignea dipinta e decorazioni dorate.

Al di sotto del cornicione si aprono ampie finestre rettangolari con cornici e sguinci decorati; una di esse, sul lato destro in prossimità della cantoria, è realizzata con effetto trompe-l’oeil.

La parete divisoria separa la chiesa interna dalla chiesa esterna, delimitando lo spazio della clausura. È caratterizzata da un’apertura con inferriata in ferro battuto, studiata per consentire alle monache di assistere alle celebrazioni senza interrompere la clausura.

Sopra l’apertura si trova una raffigurazione della Madonna del Rosario con Santa Caterina da Siena e San Domenico, oggi in stato di degrado. In origine, sopra questa scena era collocata una grande tela di Giuseppe Maria Peruzzini raffigurante l’Immacolata, oggi conservata presso il Museo Civico di Casale dal 2002 (rimane in situ la cornice lignea originale).

Al centro della lunetta superiore si apre una finestrella lobata, circondata da una pregevole quadratura a finta balaustra marmorea, sormontata dallo stemma di Papa Benedetto XIII (Pietro Francesco Orsini), pontefice domenicano.

Ai lati si leggono due iscrizioni:

L’ANNO 1724 / FU ERETTA ET ADORNATA / QUESTA CHIESA INTERIORE / DEDICATA ALLA SANTA CROCE

NEL MEDESIMO ANNO / FU CREATO SOMMO PONTEFICE / BENEDETTO XIII / DELL’ORDINE DE’ PREDICATORI