REPORT STORICO-ARTISTICO
CHIESA DI SANTA CATERINA

I.  Inquadramento storico e cronologico

La costruzione della chiesa esterna detta di Santa Caterina ebbe luogo tra il 1718 e il 1726, nel pieno della stagione barocca piemontese. L’attribuzione del progetto a Giovanni Battista Scapitta è tradizionale, ma non confermata da fonti documentarie: lo stesso architetto morì nel 17141, prima dell’avvio del cantiere, rendendo improbabile una sua diretta partecipazione alla direzione dei lavori. L’impianto architettonico, caratterizzato da una cupola ellittica di notevole complessità, colloca la fabbrica nel vivace contesto costruttivo piemontese della prima metà del Settecento, dove operavano progettisti come Francesco Gallo, autore della grande cupola di Vicoforte, e Filippo Juvarra, che nello stesso periodo lavorava alla basilica di Superga. È inoltre documentata la presenza in cantiere di Giacomo Zanetti, architetto e capomastro originario di Lugano, tra il 1723 e il 1726, probabilmente in qualità di direttore dei lavori o interprete di un progetto precedente2.

II. Le maestranze e i cantieri coevi

La figura di Giacomo Zanetti, detto Giacomino, emerge come uno dei protagonisti del rinnovamento edilizio casalese nei decenni centrali del Settecento. Oltre all’impegno per Santa Caterina, egli è documentato in altri importanti cantieri cittadini, tra cui la chiesa di San Pietro Apostolo e Palazzo Gozzani di Treville. Quest’ultimo, avviato nel 1711 su disegno di Giovanni Battista Scapitta, vide un’interruzione dei lavori dopo la morte del progettista. La ripresa fu affidata proprio a Zanetti, che ne assunse la direzione in qualità di capomastro. La prosecuzione coerente ma aggiornata del linguaggio scapittiano testimonia la sua solida formazione tecnica e la capacità di mediare tra progetto e realizzazione. Il ruolo di Zanetti a Casale appare dunque duplice: da un lato, continuatore della linea scapittiana; dall’altro, interprete autonomo delle tendenze architettoniche lombardo-piemontesi, in contatto con ambienti vicini a Francesco Gallo e Francesco Ottavio Magnocavalli.

III. Decorazioni pittoriche e autori

Le fonti storiografiche3 citano tra gli autori dei dipinti murali della chiesa un “Cavalier Benaschi veronese”, un “Vittore” e Giancarlo (o Giovanni Carlo) Aliberti. Le ricerche recenti, condotte in occasione dei restauri, hanno rivelato la firma di “Vittore di Nicola da Locarno – 1725”, confermando la sua presenza come autore delle quadrature e delle prospettive dell’apparato decorativo. Il “Cavalier Benaschi”, invece, non trova riscontro in altre fonti, e si ipotizza che il nome derivi da una trascrizione errata, forse riferibile a un figurista ticinese attivo nella stessa cerchia di Zanetti e Vittore. Quanto ad Aliberti, il pittore astigiano è noto per la sua attività a Casale e in Monferrato tra il 1710 e il 1730. È plausibile che a lui spettino i dipinti figurativi sotto il cornicione, mentre a Vittore si devono le quadrature e le finte architetture.

IV. Le maestranze ticinesi nel Monferrato

La concomitante presenza di Zanetti (Lugano) e Vittore di Nicola (Locarno) documenta la partecipazione attiva di maestranze ticinesi ai cantieri casalesi della prima metà del Settecento. Questi operatori, spesso organizzati in raggruppamenti di cantiere familiari, contribuirono a introdurre nel Monferrato soluzioni tecniche e decorative d’avanguardia. È possibile che Zanetti e Vittore appartenessero a una medesima rete professionale, in contatto con le maestranze di Alba e Guarene, dove Vittore è documentato come quadraturista. La loro presenza testimonia il ruolo del Monferrato come crocevia artistico-culturale tra Piemonte, Lombardia e area ticinese.

V. Sintesi interpretativa

L’insieme delle evidenze – architettoniche, decorative e documentarie – suggerisce che la Chiesa di Santa Caterina sia il risultato di una collaborazione di alto livello tra progettisti e decoratori di origine lombardo-ticinese, attivi in un contesto dominato dalle influenze galliane e juvarriane. Il progetto, avviato su ispirazione scapittiana e portato a compimento da Zanetti, integra un linguaggio architettonico e decorativo fortemente unitario, nel quale le quadrature di Vittore di Nicola e le figure attribuite ad Aliberti creano un dialogo visivo di straordinaria coerenza e qualità. La menzione del misterioso “Cavalier Benaschi veronese” rimane un nodo aperto, forse da ricondurre a una maestranza ticinese non ancora identificata, la cui presenza confermerebbe ulteriormente l’origine comune e l’alto livello tecnico del gruppo operante a Casale negli anni 1720-1726.

VI.  Prospettive di ricerca

Le recenti acquisizioni aprono nuove piste di indagine che potranno ampliare la conoscenza del cantiere di Santa Caterina e del suo contesto:

  • Approfondimento documentario presso gli archivi diocesani, comunali e notarili di Casale, alla ricerca di contratti, mandati di pagamento o perizie che attestino il ruolo di Zanetti e delle maestranze ticinesi.
  • Verifica delle connessioni genealogiche e professionali tra Zanetti, Vittore di Nicola e altri artisti locarnesi o luganesi, nell’ambito delle reti di maestranze itineranti attive tra Piemonte e Lombardia.
  • Analisi comparativa tra le soluzioni costruttive di Santa Caterina e quelle di Palazzo Gozzani di Treville, per confermare la mano o la direzione tecnica di
  • Studio stilistico e tecnico delle decorazioni pittoriche, anche tramite indagini diagnostiche, per distinguere la mano di Aliberti da quella del cosiddetto “Cavalier Benaschi”.
  • Indagine sulle competenze tecniche delle maestranze ticinesi, con particolare attenzione ai procedimenti esecutivi dei dipinti murali (uso di tecniche miste: affresco, tempera, colla e velature a secco) e ai possibili legami con le pratiche in uso nei cantieri lombardi e piemontesi coevi.
  • Verifica del lessico costruttivo e decorativo nel contesto monferrino coevo, con particolare attenzione ai rapporti con i cantieri galliani e juvarriani.
  • Archivio Ticino/Verona: ricerca di nomi simili a “Benaschi” tra maestranze
  • Confronto con altre chiese piemontesi coeve per rilevare eventuali firme o
  • Confronto diretto tra le firme note (Vittore, eventuale Benaschi) e bozzetti/documenti dei Cignaroli;
  • Verifica sui tardo-gaullisti piemontesi (pittori che operano nel Piemonte tra fine XVII e inizio XVIII, influenzati dalla pittura di Giovanni Battista Gaulli (Baciccio, 1639–1709): categoria stilistica che include Aliberti e figure coeve.

Note

1 V. Tornielli, Architetture di otto secoli del Monferrato, Stabilimento Tipografico Milano & C, Casale Monferrato 1967

2 G. Ieni, Un architetto ritrovato del primo settecento casalese Giacomo Zanetti, Associazione Casalese Arte e Storia, dicembre 1995 n.7

3 G. De Conti, Ritratto della Città di Casale, 1794, prefazione e note del Dott. Gabriele Serrafero; G. A. De Morano, Memorie istoriche della Città e della Chiesa di Casal-monferrato, 1795, ms. conservato presso la Biblioteca Civica di Casale.